Intraprendere un viaggio emotivo che accarezzi il cuore e oltrepassi la soglia del razionale è davvero possibile. Come? Grazie al cibo! Gustoso, stuzzicante, saporito, tiepido o freddo o bollente, dolce o salato – ovunque suscita le stesse gratificazioni e lo stesso godimento…
Il mondo come un’unica grande piazza. Perciò poco importa trovarsi a Jakarta, a Miami, a Mombasa o a Nagasaki, su una spiaggia assolata oppure nelle regioni più buie e gelide, in balìa delle intemperie. Ogni villaggio, città o contrada ha la potenzialità di animare la fantasia, annullando all’istante affanni e malinconie, grazie alla formidabile regia del cibo!
Hanoi: capitale del Vietnam. Qui, una porzione di riso servita con involtini e tè ti rianima e ti dà energia; in più, tutto attorno, la gente sorride con simpatia e spontaneità. In svariate realtà del mondo si pranza per strada, in piedi o seduti, contemplando la vita che borbogliando scivola via. Una prospettiva allettante per qualsiasi essere umano…
In Asia (e altrove) una caratteristica specifica dei pasti è la presentazione: le pietanze sono tagliate a pezzi abbastanza uguali tra loro, disposti in ordine accanto alle bacchette. È raro che le vivande non siano accompagnate da salse e intingoli, da colori e ornamenti bizzarri.
Un’altra caratteristica che il viandante gusta è la tranquillità delle persone mentre mangiano. E la loro disinvoltura suscita non poco stupore. Purtroppo dalle nostre parti è un ricordo che ormai risale alla storia, seppure non troppo lontana.
È incredibile cosa scateni il cibo e quanto sia inarrestabile il suo bisogno. Anche nelle zone più inospitali della terra, il pasto diventa un indispensabile antidoto contro i malumori della giornata, un istante atteso che oltre a placare la fame rasserena l’animo. E per il viaggiatore anche essere ai confini del mondo, lontani migliaia di chilometri da amici, casa e benessere non è più un cruccio. Con una pietanza tipica – estranea al menu abituale – è possibile non solo apprezzare il sorriso dell’occasionale compagno di ristoro, ma essere travolti dalla bellezza della vita. Socchiudere gli occhi assaporando un boccone, senza necessariamente doverne carpire simbologie feticiste o modaiole, è paragonabile a un itinerario completo di sensazioni piacevoli. Se questa non è magia o un sortilegio – cos’altro può essere?
Nuoc mam: salsa piccante – protagonista della cucina vietnamita, realizzata con pesce fermentato di mare (o di acqua dolce) e sale. È adoperata su molti piatti locali – iniziando dalle insalate fino alle preparazioni di carne – maiale compreso! – e ovviamente pesce. Un must che molti accostano all’antico Garum dei romani, e alla nostra moderna colatura di alici di Cetara, in Campania. Il sapore di questa sauce è intenso, sferzante, difficilmente paragonabile ad altri prodotti gastronomici. Persino un frugale riso bollito diventa più saporito con la salsa nuoc mam. Da provare alla prima occasione.
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direi che tutto questo ha una sua poesia…. purtroppo poi, soprattutto qui in occidente, spesso agli angoli delle strade ci ritroviamo il fast food che offre solo pasti rapidissimi, con ingredienti ??? diciamo neutri e sicuramente senza o con poca storia….
Vincere spudoratamente ogni esitazione cercando la magia del cibo. Tutte le volte che capita e ovunque… Un modo *concreto* per sfuggire da un’epoca fredda e senz’anima.
Sono sempre stata convinta che il cibo abbia in se più poteri di quanti in realtà siamo in grado di attribuirgli. E’ come se avessimo per le mani un iceberg di cui vediamo solo la piccola, infinitesima parte che sta sopra il livello del mare.
Sarebbe un modo concreto per sfuggire ad un’epoca fredda e senz’anima, ma a volte non siamo troppo impegnati per rendercene conto?
il racconto dei luoghi è anche il racconto degli odori, dei profumi, dei cibi degli altri. Mi è capitato di rimanere travolta in Africa nei mercati di pesce e carni (un altro mondo), di essere rapita dalle spezie in Asia (a Phnom Phen, in Cambogia, ricordo ancora una cena fantastica!), di aver scoperto in uno degi ultimi viaggi come la tisana della sera per un bebè (da noi solo camomilla) possa essere sostituita dalla citronella… e poi personalmente ho la tendenza a cercare di portare il più possibile a casa, soprattutto tè e spezie per poter rivivere quelle magie:-)
paese chee vai, cultura che trovi. Se il mondo fosse tutto uguale , sarebbe un po’ come mangiare sempre la tressa minestra. Che tristezza!
Lo so bene Stefano. Intorno al potere simbolico ed evocativo del cibo ho scritto più un libro.
Nell’ultimo, intitolato “Cucinoterapia” uno dei concetti ricorrenti è che noi mangiamo i nostri ricordi.
Il cibo è linguaggio.
rs
Resto a casa mia: pizza fritta, pizza a portafoglio, crocchè arancine, calzoni…
…. leggendo mi è venuta voglia di partire per viaggio, magari lungo… molto lungo… ora mi organizzo
L’idea del cibo come elemento univoco tra culture deve vincere. Chi goffamente afferma che non è vero sbaglia. Tutti i sapori del modo con le relative esperienze sono un patrimonio alla portata di tutti. Grazie per i vostri interventi.
il cibo è magia e unione tra le persone, i popoli.
Anche io, come Miralda, quando viaggio porto sempre a casa spezie o “specialità” del luogo, per cercare di rivivere le stesse emozioni; anche se spesso non è la stessa cosa. Così penso di ritornarci presto in quel posto, per rivivere i momenti legati all’assaggio di questa o quella pietanza. Resta tutto impresso nella memoria.
Sono d’accordo con te il cibo unisce le persone, come i convivi aiutano a socializzare.
Spesso sento il desiderio di un cibo piuttosto che di un altro e finchè non lo mangio non sto bene, è una gioia per il cuore e anche per l’anima.
per esempio in questa nebbiosa giornata di novembre ho voglia di mangiarmi un buon risotto.
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