Ormai io e i miei amici aspettiamo tutto l’anno la festa di Moggio – e quest’anno ci portiamo dietro una persona in più, perché Laura è in dolce attesa…
Moggio è una meta perfetta per una gita fuori porta domenicale, il paese è grazioso e non lontano da Milano; per di più, oggi il tempo è bello – ma soprattutto si possono degustare ottimi piatti con abbinati ottimi vini, e a soli € 2,50 l’uno: non male, vero?
Appena arrivati in piazza ci muniamo di pettorina, programma e calice – e subito, come ogni volta, ritrovo Redento, l’organizzatore, che ci consiglia di partire proprio dal primo ristorante, perchè “i tortellini al ragù sono ottimi…”.
Partiamo quindi dal bar ristorante Paul’s: c’è un po’ di coda, come in quasi tutte le stazioni di degustazione, ma basta armarsi di un po’ di pazienza, e si viene ripagati: i miei cappelletti al ragù sono fantastici (sembran
o quelli di mamma), ed è buono anche il lambrusco da marzemino abbinato. Anche l’erbazzone, che assaggio ogni anno, è fatto molto bene, e si sposa a meraviglia con la malvasia dei colli di Canossa. Mi accorgo in ritardo che dalla cucina stanno uscendo dei tortelloni giganti agli spinaci con burro fuso e salvia… finiscono in tempo zero. In compenso, intravedo la cucina (mi ero intrufolato nelle retrovie per scattare qualche foto, senza successo): la signorona che vi lavora mi ispira fiducia. La pasta è fatta in casa ed è effettivamente buona – è un posto da tenere in considerazione per una futura visita, secondo me.
Proseguiamo e ritorniamo nella piazza principale perché al ristorante Invernizzi c’è la trippa in brodo… e io me ne sparo un bel piatto, con spolverata di pepe e formaggio. Ha un sapore equilibrato, non eccessivamente carico. Si sente la consistenza ed il gusto della trippa, si sentono i sapori delle verdure. Per me è un sì pieno!
Ah come sono felice, sorseggiando il mio lambrusco mantovano doc Loghino Dante - mentre gli altri, che odiano la trippa, degustano i loro formaggi con confetture.
Dopo una breve pausa di riflessioni filosofiche sulla trippa – “Ah, vedi… è più scura rispetto a quella che facciamo noi… ah… ci sono i pezzettini di verdure… ah… ma che verdure sono?” – ci dirigiamo verso il panificio Invernizzi perché non posso assolutamente rinunciare ai pezzi del loro pane con pasta di salame, lardo e caprino spalmati, alla focaccia con la salsiccia e la crescenza… sono un MUST-EAT! Sì può dire??
Il vino scelto è un rosso di Valtellina doc della az. Agricola Alberto Marsetti.
Durante il percorso ho visto diverse torte molto invitanti. Devo dire che mi sento quasi sazio e salterei a piè pari tutto il resto per deliziarmi il palato con un dessert. Ma non prima di aver assaggiato la salsiccia alla brace con la polenta col suo bel bicchiere di Nero d’Avola D’Istinto.
Laura invece ha una gran voglia di polenta taragna con i formaggi locali fusi – a dire il vero, ha voglia di due piatti… Beh – vuol dire che piace anche al bimbo nel pancione. Niente vino per lei, ma per dovere di cronaca devo segnalare che abbinato al suo piatto c’era della Garganega veneta – Le Franghe.
Proseguendo troviamo L’Ile Market che è il più gettonato, come sempre. Le postazioni gastronomiche sono all’interno di una deliziosa corte tipica. Qui fanno sul serio: polenta taragna, pizzoccheri fumanti, cazzoeula, risotto ai funghi, cestino di polenta con i porcini, torta Artavaggio, ciabaldini e dolci tipici e krapfen alla crema… tutto questo mi passa davanti agli occhi e ne sento il profumo inebriante. Ma c’è troppa coda ed alcuni di noi iniziano ad essere insofferenti.
Ormai siamo nel mood dolce. E allora vada per il dolce. A raffica: torta mele ed uvetta che il nostro amico Doc ha preso in un chioschetto non segnalato nel programma, poi alla gelateria Combi un gelato alla vaniglia con cioccolata calda e meringhe abbinato ad uno Zibibbo liquoroso di Pellegrino.
Da Dolci Delizie, del castagnaccio assieme ad un bicchiere di Sangue di Giuda dell’az. Dagradi; un cestino di marron glacè con panna e gianduia da leccarsi i baffi degustato con un Aleatico dell’az. Candido e infine una sfogliata ai frutti di bosco ultrapiatta con un ottimo moscato d’Asti docg.
Fine. Il sole ci ha accompagnati praticamente a casa perché il cielo si stava rannuvolando proprio mentre noi raggiungevamo i nostri mezzi. Il bello di questa festa è che c’è parecchia gente, ma il posto è comunque vivibile. Redento oltre a essere un bravo sommelier è anche un grande organizzatore: non ho mai trovato intoppi a Sapori e profumi d’autunno, funziona tutto decisamente bene. Come ho detto all’inizio ci sono code, soprattutto nelle postazioni che offrono piatti che si cucinano poco in casa, come la polenta con il cervo in umido piuttosto che la cazzeoula (qui scrivono così), i mondeghili o la pasta e fagioli.
Però debbo dire che vale la pena aspettare perché le preparazioni sono ottime. Chiaro che la scelta è vasta e non proprio tutte sono da urlo, comunque la media è buona!
Ciao Moggio, ci vediamo nel 2010.
Christian
christian@cibvs.com
A çímma / La cima
Fabrizio de André, Ivano Fossati, Mauro Pagani
da Nuvole
Ti t’adesciàe ‘nsce l’èndegu du matin
ch’à luxe a l’à ‘n pè ‘n tera e l’àtru in mà
Ti sveglierai sull’indaco del mattino
quando la luce ha un piede in terra e l’ altro in mare
ti t’ammiàe a ou spègiu dà ruzà
ti mettiàe ou brùgu rèdennu’nte ‘n cantùn
ti guarderai allo specchio di un tegamino
metterai la scopa dritta in un angolo
che se d’à cappa a sgùggia ‘n cuxin-a stria
a xeùa de cuntà ‘e pàgge che ghe sùn
‘a cimma a l’è za pinn-a a l’è za cùxia
che se dalla cappa scivola in cucina la strega
a forza di contare le paglie che ci sono
la cima è già piena è già cucita
Cè serèn tèra scùa
carne tènia nu fàte nèigra
nu turnà dùa
Cielo sereno terra scura
carne tenera non diventare nera
non ritornare dura
Bell’oueggè strapunta de tùttu bun
prima de battezàlu ‘ntou prebuggiun
Bel guanciale materasso di ogni ben di Dio
prima di battezzarla nelle erbe aromatiche
cun dui aguggiuìn dritu ‘n pùnta de pè
da sùrvia ‘n zù fitu ti ‘a punziggè
àia de lùn-a vègia de ciaèu de nègia
con due grossi aghi dritti in punta di piedi
da sopra a sotto svelto la pungerai
aria di luna vecchia di chiarore di nebbia
ch’ou cègu ou pèrde ‘a tèsta l’àse ou sentè
oudù de mà misciòu de pèrsa lègia
cos’àtru fa cos’àtru dàghe a ou cè
che il chierico perde la testa e l’asino il sentiero
odore di mare mescolato a maggiorana leggera
cos’altro fare cos’altro dare al cielo
Cè serèn tèra scùa
carne tènia nu fàte nèigra
Cielo sereno terra scura
carne tenera non diventare nera
nu turnà dùa
e ‘nt’ou nùme de Maria
non ritornare dura
e nel nome di Maria
tùtti diài da sta pùgnatta
anène via
tutti i diavoli da questa pentola
andate via
Poi vegnan a pigiàtela i càmè
te lascian tùttu ou fùmmu d’ou toèu mestè
Poi vengono a prendertela i camerieri
ti lasciano tutto il fumo del tuo mestiere
tucca a ou fantin à prima coutelà
mangè mangè nu sèi chi ve mangià
tocca allo scapolo la prima coltellata
mangiate mangiate non sapete chi vi mangerà
Cè serèn tèra scùa
carne tènia nu fàte nèigra
nu turnà dùa
e ‘nt’ou nùme de Maria
tùtti diài da sta pùgnatta
anène via.
Cielo sereno terra scura
carne tenera non diventare nera
non ritornare dura
e nel nome di Maria
tutti i diavoli da questa pentola
andate via

I baci non durano; saper cucinare sì.
George Meredith
Sarde o sardine o alici o alacce o altro pesce azzurro…
Quando uno si trova con delle alacce in freezer e niente in casa… beh… ho provato questa ricetta tradizionale, magari da lavorare un po’… ma buona-
Dunque: per 6 persone ci vogliono 1,2 kg di sarde (da pulire) -
Composto di:
200 gr pangrattato
4 cucchiai prezzemolo tritato
2 cucchiai origano fresco
1 cucchiaio di verde di finocchio selvatico
1 cucchiaio di menta romana tritata
150 gr pecorino grattugiato
Mescolare tutti gli ingredienti, salare e pepare il composto
Cospargere di sale una tortiera, oliarla, disporre alternativamente uno strato di pesce e uno di composto; finire con il composto
Cospargere bene con olio extravergine d’oliva
Sbattere tre uova con sale e pepe e versarle uniformemente sulla superficie
In forno a 170° per 45′ se avete fatto tre strati, 35′ se gli strati sono due; lasciar riposare fuori dal forno per 5′ e servire.
io ho usato le alacce di cui sopra (e non avevo finocchio selvatico), e ho usato un misto di erbe liguri tritate…

Vediamo… è possibile realizzare uno tzaziki (http://blog.cibvs.com/2009/10/09/lo-tzatziki-di-mykonos/) di pomodoro, per bruschette, o per condire verdure, o per una pasta fredda. Basta sostituire dei pomodorini al cetriolo, e al posto dell’aneto usare la menta…
Quindi (sempre con dosi a piacere):
tagliare i pomodorini a cubettini e lasciarli asciugare
schiacciare gli spicchi d’aglio finché non diventano cremosi
mescolare bene pomodorini, aglio, 250 gr di yogurt greco intero, sale, menta tritata (fresca, naturalmente…).
condire con un cucchiaio di aceto rosso e 2 o 3 cucchiai di olio
Anche questa ricetta viene suggerita dallo chef di Mykonos.
Mamma a Natale faceva il tacchino. Un’imitazione di merda.
Mario Zucca
Lo tzatziki è una salsina di origine greco-turca-armena a base di yogurt, cetriolo, aneto (o menta). Vi riporto la ricetta di Mykonos, un (ottimo!) ristorante greco di Milano (Via Tofane 5, tel. 022610209), apparsa nei mesi scorsi sulle pagine milanesi di Repubblica. Le dosi sono approssimative: in realtà, i vari ingredienti possono essere assemblati in dosi diciamo a piacere, secondo i gusti.
Tagliare un cetriolo a cubettini e lasciarlo asciugare per 30 minuti.
Schiacciare da 2 a 6 spicchi d’aglio finché non diventano cremosi.
Mescolare bene il cetriolo, l’aglio, 250 gr di yogurt greco intero, sale, aneto tritato (fresco, naturalmente…).
Condire con un cucchiaio di aceto rosso e 2 o 3 cucchiai di olio.

Ricetta di Alessandra Negri di La Grancia, Settala MI tel. 0295375135…
Per la pastella 100 gr farina bianca, 50 gr grana grattugiato, 2 uova, latte sale, pepe: preparare una pastella e lasciar riposare.
Grattugiare 3 o 4 zucchine, salarle e metterle in uno scolapasta per far eliminare l’acqua di vegetazione per circa un’ora.
Strizzarle e unirle alla pastella, mescolando bene.
Friggere l’impasto in olio caldo a piccole cucchiaiate.

Segnalo – dal “Corriere della Sera” di oggi, nelle pagine milanesi – la scuola di cucina organizzata al Ristorante Teatro del Four Seasons di via Gesù da Sergio Mei, con gli chef Sebastiano Spriveri, Silvano Prada e Graziano Bistoletti, ogni sabato dalle 8.45, con il caffè, fino alle 14: definizione del menu, preparazione, pranzo. Per gruppi di 4-8 persone, costo 90€ (prenotazioni al 0277081435), diploma finale di partecipazione.
Il bell’articolo di Michela Proietti descrive bene l’ambiente delle lezioni, gli allievi e tutto quanto – vale la pena di pensarci, i 90 euro sembrerebbero proprio ben spesi…
