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Archive for October, 2009

Friday, October 30th, 2009

Salviamo il diploma di enotecnico?

Un argomento di discussione di queste settimane è la riforma della scuola proposta dal ministro Gelmini. Il dato di fondo – al di là dei contenuti, dei lati più o meno apprezzabili, del tentativo di razionalizzare almeno in parte il sistema-scuola – mi sembra che sia il tentativo di risparmiare denaro, tagliando ore, cattedre, risorse. Ma al di là dei giudizi di merito, uno degli aspetti della riforma che riguarda da vicino il mondo dell’enogastronomia è l’eliminazione del diploma di enotecnica.

Sono abbastanza d’accordo con quanto afferma Città del Vino (http://www.cittadelvino.it/) nel comunicato stampa che trascrivo qui di seguito, e ho firmato il loro appello. In Italia mi dicono ci siano circa 4200 enotecnici, che hanno studiato per 6 anni per ottenere il loro diploma; un corso di laurea triennale li porterebbe a diventare enologi. Secondo Wikipedia gli istituti che permettono di conseguire questo diploma sono solo cinque (l’Umberto I di Alba, l’istituto agrario provinciale di San Michele Adige, il Cerletti di Conegliano [dove si è diplomato il ministro dell'agricoltura Luca Zaia, peraltro],  il De Sanctis di Avellino e il Caramia di Locorotondo), sei ne ho trovati sul sito del ministero (manca San Michele Adige, ci sono in più D’Aquileia a Cividale del Friuli e Ricasoli a Siena), un altro su Internet (Ulpiani ad Ascoli Piceno, Ist. Tecnico Agrario Statale Specializzato per la Viticoltura e l’Enologia); l’Assoenologi aggiunge all’elenco il Damiani di Marsala, l’Eredia di Catania e il Sereni di Roma. Insomma, una dozzina di scuole, tutte situate in zone dalla chiara vocazione vitivinicola. “Declassare” questo tipo di diploma è un danno? Io penso di sì, anche perché l’enogastronomia in generale è o dovrebbe essere uno dei motori della ripresa economica, e c’é sempre più bisogno di figure professionalmente qualificate…

Ecco il comunicato stampa:

La riforma Gelmini sta per cancellare per sempre una tradizione centenaria italiana: quella del diploma di enotecnico (perito agrario specializzato in viticoltura ed enologia). A partire dall’anno scolastico 2010/2011, infatti, il corso di 6 anni da 36 ore settimanali, passerà a 5 anni e 32 ore, cancellando buona parte della sua specificità, compresa la maggior parte delle compresenze e delle esercitazioni agrarie, in vigneto, in cantina e nei laboratori di analisi. E, alla fine, il diploma che lo studente otterrà sarà di perito in agroindustria. Un vero e proprio declassamento per uno dei corsi di studi più importanti in Italia e un duro colpo all’immagine dei più prestigiosi istituti enologici italiani, come quelli di San Michele all’Adige, Alba e Conegliano Veneto. Di fronte a questo possibile scenario, le Città del Vino lanciano il proprio appello al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Mariastella Gelmini, per salvare la figura degli enotecnici e il loro importante e qualificato ruolo nel mondo del vino.

Tutto questo accade nel Paese principale produttore mondiale di vino. Un indubbio declassamento per le scuole che da molti anni anni sfornano apprezzati tecnici di cantina”, sottolinea il presidente delle Città del Vino Valentino Valentini, secondo il quale “occorre sollecitare l’opinione pubblica, il mondo della vitivinicoltura e le associazioni di categoria per far sentire la propria voce e salvare i nostri prestigiosi istituti enologici”. Da Alba, intanto, è partita l’iniziativa “Salvate il diploma di enotecnico”, con una proposta di petizione online che sarà inviata al Ministro Gelmini (info: http://www.petizionionline.it/petizione/salviamo-il-diploma-di-enotecnico/35), insieme alla creazione di un gruppo su Facebook.

Il gruppo di Facebook si chiama Salviamo il diploma di enotecnico.

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Wednesday, October 28th, 2009

Il primo piatto che ho cucinato

Già… chi si ricorda la sua prima esperienza in cucina? Quella in cui, da solo, ha elaborato una serie di materie prime, dando loro una forma e una consistenza più o meno diverse, in modo da poter definire il risultato come “piatto cucinato da me”?

Mi ricordo, sì, mi ricordo…

Mi ricordo (se non ricordo male…) che non era altro che un panino: la ricetta l’avevo trovata sul Manuale delle Giovani Marmotte, che insegnando una serie di trucchi di autosufficienza, proponevano anche questo panino, ideale per gite e picnic.

manuale

Allora: bisognava prendere una michetta (o rosetta), una forma di pane tipicamente milanese, una volta molto comune, oggi molto meno… (magari ci torneremo, sul pane…); togliere la calottina superiore (lo spazio tondeggiante tra le punte dei cinque “petali” che compongono la rosetta) con un coltello, facendo attenzione a non tagliarsi (si sa, i bambini…); riempirla di foglie di lattuga e carne trita alla tartara; chiudere con la calottina e… buon appetito.

michetta

Una ricetta semplice, a misura di ragazzino – il Manuale è stato pubblicato nel 1969, per cui avrò avuto 12-13 anni quando mi sono dato alla “cucina” per la prima volta (peraltro seguendo l’esempio di mio padre, che a sua volta si dedicava alla cucina ogni domenica: brasati, spezzatini, risotti alla certosina, ciambotte, ratatouille, impepate di cozze… tutti piatti che richiedevano una preparazione elaborata, verdurine tagliate a dadini perfettamente uguali, gamberetti sgusciati accuratamente…).

E la seconda? Ricordo vagamente banane affettate caramellate in padella e poi…

Tuesday, October 27th, 2009

Dieci motivi per mangiare pasta più uno

1. I carboidrati sono alla base di ogni dieta equilibrata e naturale

2. L’apporto calorico della pasta è contenuto

3. La pasta sazia subito ed è perciò alleata preziosa nei regimi ipocalorici

4. La pasta è facilmente digeribile e grazie ai carboidrati fornisce immediatamente energia pronta per l’uso

5. Il suo basso indice glicemico favorisce il lento assorbimento del glucosio.

6. Aiuta a mantenere più basso il livello dei trigliceridi nel sangue

7. Il basso contenuto di amido aiuta, attraverso la serotonina, a migliorare l’umore

8. Mangiata regolarmente nel contesto di una dieta meditterranea, contribuisce a prevenire l’Alzheimer

9. Nelle varie preparazioni gastronomiche è fonte di nutrimento completo.

10. Alimento simbolo della dieta mediterranea, la pasta è sinonimo di salute e prevenzione.

Anna Lombardi, il venerdì di Repubblica, 23 ottobre 2009

11. Perché è duttile, veloce, polimorfica, divertente, versatile, attraente, estrosa, e buona…………..

Emanuele

pasta

Monday, October 26th, 2009

CIBVS per la mente

Anche a me i gatti piacciono tantissimo. Scambiamoci le ricette.

Saturday, October 24th, 2009

WORLD PASTA DAY 2009

Domani a New York il WORLD PASTA DAY 2009 (e ottobre è il mese della pasta…). Un convegno, con studiosi cuochi esperti americani, relazioni su dieta mediterranea, pasta e Alzheimer, sullo stato della ricerca scientifica sui carboidrati, e un incontro in cui alcuni protagonisti del mondo culinario d’oltreoceano parleranno dei loro ricordi e delle loro esperienze legate alla pasta. E naturalmente diversi sponsor (Barilla),un sito veloce ma interessante http://www.worldpastaday.com/index.html soprattutto per avere un’idea di com’è la pasta oggi negli USA.

Siamo abbastanza lontani (almeno in superficie) dai cliché della pasta collosa, dai nomi improbabili, in ricette fintoitaliane – anche se naturalmente non sappiamo cosa ci sia davvero nei piatti di pasta della gente comune, a Plains Georgia, a Cabot Cove, a Milwaukee, nei paesi della provincia più sperduta. Ma questo – la distanza fra la superficie, il popolo dei critici dei cuochi dei blogger di quelli che parlano e scrivono e il mangiatore reale, per quanto molto ma molto ridotta negli ultimi anni anche in America – è sempre un punto oscuro. Certo che dagli italiani “mangiaspaghetti” a oggi se ne è fatta di strada…

Le paste preferite negli USA? Linguine, ravioli e spaghetti.

Le ricette preferite? Agnolotti alla parmigiana, paccheri ripieni di carne e ricotta, spaghetti alla bottarga, fusilli alla norma.

Quanta pasta mangia un americano all’anno? Nove kili (ventisei un italiano).

Il 77% degli americani mangia pasta almeno una volta alla settimana.

Michelle e Barack Obama hanno festeggiato il loro ultimo anniversario di matrimonio mangiando stringozzi alla carbonara con uova di quaglia, carciofi e tartufo preparati dallo chef Tony Mantuano.

Gli abitanti del nordest degli US sono i maggiori consumatori di pasta, seguiti da quelli dei Mid-Atlantic States; mangiano meno pasta invece gli abitanti della West Coast.

Negli USA ci sono 15000 ristoranti italiani (oltre 500 a New York).

Nel 2008 la pasta è entrata nell’85% delle case americane.

Se l’Italia è il primo produttore mondiale di pasta, gli USA sono il secondo – seguono Brasile, Russia, Turchia.

Il primo torchio per fare i maccheroni fu importato nel 1789 da Thomas Jefferson, che aveva conosciuto la pasta da diplomatico, durante un viaggio.

Il primo pastificio d’America venne aperto nel 1848 a Brooklyn da Antonio Zerega – i suoi discendenti sono ancora attivi nel ramo.

Beh… vado a farmi una pastasciuttina…

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Friday, October 23rd, 2009

Tiramisù di Manu

Un dolce semplice, al cucchiaio, sul cui contenuto calorico è meglio stendere un velo (di zucchero?): il tiramisu. Come dice con sottile allusione il nome, dolce molto energetico, anzi rinvigorente…

Il tiramisu è un dolce di origine incerta: la sua paternità è contesa fra Veneto (Treviso), Toscana e Lombardia, anche se sembra che la prima testimonianza risalga a una visita a Siena del granduca Cosimo III di Toscana, in occasione della quale gli venne preparato un “dolce del duca” molto apprezzato, che in seguito – con l’aggiunta del mascarpone, nato fra il XVI e il XVII secolo in Lombardia – si diffuse ovunque, diventando uno dei dolci che identificano l’Italia culinaria.

Ci sono molte varianti della ricetta-base; questa che vi propongo mi è stata passata dalla mia amica Manu.

Allora: sbattere i rossi di 5 uova con 5 cucchiai colmi di zucchero, fino a quando non diventano soffici e spumosi; unire 500 gr di mascarpone fresco e amalgamare bene; montare a neve ferma le 5 chiare delle uova e unirle al composto di mascarpone.

Sbriciolare un po’ di amaretti secchi e in un contenitore fare uno strato di amaretti e bagnarli con del buon marsala; alternare strati di mascarpone e strati di amaretti, concludendo con questi ultimi. Un po’ in frigo e….

Naturalmente, anche qui possiamo inserire varianti: un solo strato di amaretti sopra e uno sotto, qualche scaglia di cioccolato, ..

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Thursday, October 22nd, 2009

CIBVS comicvs

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NE FACCIO DELLE GROSSE QUANTITà E POI LO SURGELO…

Tuesday, October 20th, 2009

La ricetta del riso mantecato con Lapsang Souchong

Dosi per 4 persone
320 gr di riso Carnaroli
2 scalogni piccoli
burro
olio
1/2 bicchiere di vino bianco secco
1 l brodo chiaro
parmigiano reggiano 24 mesi
2 tazze di tè nero affumicato Lapsang Souchong
2 mele Golden
1 cucchiaio di fecola di patate o maizena
Preparare il tè lasciando le bustine in infusione nell’acqua bollente per almeno 5 minuti. Mettere il tè in un pentolino basso e riportare sul fuoco vivo per farlo ridurre. Una volta ridotto della metà lasciar raffreddare leggermente ed aggiungere il cucchiaio di maizena o fecola per addensare, ottenendo così una salsina.
Lavare e privare del torsolo la mela. Tagliare la mela a cubettini e poi mettere in una padella o su una padella grigliata e farla scottare leggermente.
Preparare il brodo con carota, sedano, cipolla, 2 grani di pepe.
Dopo che si è ristretto, togliere le verdure e filtrare. Rimettere sul fuoco basso in modo da tenerlo sempre molto caldo.
Far ammorbidire a fuoco dolce lo scalogno con una noce di burro ed un filo di olio extravergine.
Aggiungere il riso e tostare, mescolando, per alcuni minuti.
Aggiungere il vino e lasciar evaporare.
Aggiungere tutto il brodo e lasciar cuocere a fuoco medio finchè il riso non sarà cotto.
Togliere dal fuoco e mantecare con burro e parmigiano grattugiato a volontà.
Impiattare e guarnire con la salsa di tè nero affumicato e i cubetti di mela scottata.
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Christian
christian@cibvs.com
Monday, October 19th, 2009

CIBVS per la mente

Il miglior modo per cucinare il riso senza che questo si attacchi è cucinare un chicco separato dall’altro

Ashleigh Brilliant

Monday, October 19th, 2009

Il tè Lapsang Souchong

Una tazza di tè  propriamente consiste in un infuso di foglie di Camelia sinensis, una pianta legnosa coltivata soprattutto in Cina, in India, nello Sri Lanka, ma anche in Giappone e in Kenya. A seconda dei diversi processi di fermentazione e trattamenti si distinguono sei tipi principali di tè: il tè nero e il tè rosso (a fermentazione completa), il tè blu o oolong e il tè bianco (a fermentazione parziale), il tè verde (a fermentazione non avvenuta) e il tè giallo (a fermentazione moderata).

In Cina quelli che noi chiamiamo “tè neri” sono classificati come “tè rossi” (sono i tè che hanno subito un completo processo di ossidazione), mentre i “tè neri” sono quelli che hanno subito un processo di vera e propria fermentazione.

Il Lapsang Souchong è un tè nero (rosso in Cina), affumicato e ossidato; si abbina a pesci robusti (tonno, merluzzi nordici) o carni alla brace, alla piastra, al vapore; a piatti speziato o molto saporiti; ai formaggi; rinvigorente, è ideale dopo una lunga passeggiata o un’intensa attività fisica; può accompagnare, al posto dell’acqua, uno Scotch Single Malt.

Oltre alla ricetta del riso mantecato http://blog.cibvs.com/2009/10/16/riso-mantecato-al-lapsang-souchoung-e-mela/ segnalo i maccheroncini di Campofilone con pesto e salmone affumicato al LS, da Senza Panna (http://senzapanna.blogspot.com/2009/07/maccheroncini-di-campofilone-con-pesto.html) e da Un tocco di zenzero i gamberi al LS con asparagi (http://www.untoccodizenzero.it/index.php/ricette/appetizer/gamberi-al-lapsangpurea-di-asparagi-al-vapore-e-olio-evdi-pianogrillo/).

Volendo, ci si può iscrivere al gruppo dedicato a LS su Facebook: http://www.facebook.com/pages/Lapsang-Souchong/22031541839#/pages/Lapsang-Souchong/22031541839?v=wall

Qualche negozio dove comprare il tè? A Milano, templi, boutique, meravigliose teierie: L’arte di offrire il the in via M. Melloni 53 (www.artedelricevere.com), L’essenza del the, Via Cerva 12  (www.essenzadelthe.it), La teiera eclettica in p.le Bacone 2 (www.teieraeclettica.it) e Montresor in viale Montenero 5 (www.montresor.mi.it).

lapsang-souchong