Archivio per August, 2009

DE GUSTIBVS 2

7 August 2009 - Commenti »

Ancora gelato. Potrei fare delle prove comparate di gelato: l’altro giorno, da Grom via Boccaccio, fiordilatte e cioccolato all’arancia; oggi, dal Massimo del gelato via Castelvetro (Milano sempre…), fiordilatte e fiji (cioccolato con arancia e…). Meglio il fiordilatte di Massimo, più ‘lattoso’ forse; con qualche differenza i due cioccolati, non mi sembra il caso di fare classifiche…

Cioccolato – anzi, cioccolati. Notato la crescita esponenziale di tipi di cioccolato, non solo in gelateria? Per restare in questo ambito – bianco, nero, bacio, al 70%, 90%, all’arancia, con pagliuzze d’oro, con le pere, alla cannella, allo zenzero, con noci macadam e quant’altro… Rispetto al ‘cioccolato’ e basta dei miei tempi, una proliferazione (in qualche caso eccessiva) di gusti sapori varianti più o mneo fantasiose originali… Non sto parlando di nostalgia dell’antico – ma forse a volte il gusto di stupire attrarre vendere viene in parte a distogliere in qualche modo l’attenzione, a giustificare abbinamenti di ogni tipo… Non so, mi fa un effetto strano…

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CIBVS legge… ESTASI CULINARIE di Muriel Barbery

6 August 2009 - Commenti »

Leggo solo ora l’opera prima dell’autrice de L’eleganza del riccio: ho sempre qualche perplessità su questi ritorni all’indietro sull’onda del successo posteriore… Il libro è del 2000; le edizioni e/o (sempre molto interessanti) lo hanno pubblicato nel 2008, dopo il successo del Riccio, che è del 2006 (ed è uscito nel 2007 in Italia). Da notare peraltro che il volume era già uscito nel 2001, da Garzanti, con un titolo che era una più fedele traduzione dell’originale: Una golosità (Une gourmandise) – ma non so quanti se ne siano accorti. Io no.

L’altro libro – a parte l’inizio pesantissimo, con la protagonista che sa tutto, vede tutto, ha già letto e visto tutto, ed è brava solo lei (insomma, si insiste troppo sull’eccezionalità del personaggio: come redattore l’avrei editato per bene) – mi era piaciuto, bello l’intreccio delle voci, il dipanarsi della vicenda, per quanto forse scontato (la bambina scontrosa che diventa amabile, i due personaggi socialmente opposti che si innamorano), e così via.

In Estasi culinarie ritroviamo l’intreccio delle voci narranti – una, quella centrale, protagonista, il critico gastronomico, tradotta da Cinzia Poli (non so dire rispetto all’originale, ma mi sembra ben riuscita, molto…), le altre di contorno tradotte da Emanuelle Caillat. Idea interessante, il doppio traduttore – mi sembra nuova, ma non saprei dire – soprattutto per rendere la voce narrante diversa comunque dalle voci del coro…

Interessante anche l’idea di Barbery di chiedere l’aiuto di Pierre Gagnaire, uno dei grandi cuochi francesi (www.pierre-gagnaire.com) e uno dei padri – con Ferran Adrià, Cassi, Bocchia e altri – della cucina molecolare.

Il protagonista, dicevo, è M. Arthens, il più grande critico gastronomico del mondo (ok, l’ho visto subito con la faccia di Anton Ego, il terribile critico  di Ratatouille, che in effetti gli somiglia per molti versi…). Sul letto di morte (ventiquattr’ore), cerca disperatamente di ricordare un sapore, un’esperienza gastronomica che vorrebbe rivivere ma che non riesce a identificare – e la sua parte del racconto è tutta in questa ricerca, che in varie tappe ricostruisce frammenti della sua vita e delle sue esperienze culinarie, descrivendo (come nel post che ho pubblicato l’altro giorno) alcuni piatti, cibi, alimenti. Le descrizioni sono di vario tipo – ma tutte con un denominatore comune, un tono aulico filosofico estremo, eppure piacevole, da un lato leggermente caricaturale direi quasi, dall’altro comunque sensato e con un suo perché. Forse se Barbery non fosse una filosofa – o se non si fosse rivolta a Gagnaire – il risultato sarebbe stato meno interessante? O magari più ostico, più difficle – la sua propensione a filosofeggiare è magari mitigata e resa piacevole dalla pratica dell’insegnamento, o dalla ‘moda’ di spiegarti la filosofia inaugurata da Luciano de Crescenzo decenni fa e proseguita ad es con Gaarder e i suoi vari epigoni? Mi sembra comunque, a una prima lettura, che il discorso teorico filosofico sia quantomeno convincente…

Ad ogni intervento di Arthens fa da contrappunto la voce di un altro personaggio, moglie, figli, amici, nemici, un barbone, e anche la portinaia Renée, che diverrà protagonista dell’Eleganza del riccio (qui però forse ancora più scostante che nel Riccio – quale sarà stato il meccanismo, il quid che l’avrà portata da comparsa anonima e astiosa a protagonista di ben altro spessore?). Il ritratto che esce dalle loro voci è quello naturalmente di un uomo tremendo, dall’ego smisurato (oh… Anton Ego), che ha distrutto ogni persona al suo passaggio – moglie figli ristoratori – ma in modo oggettivo, non particolarmente sadico (a parte forse nell’autopresentazione, che però forse è più caricaturale che altro…)… Simpatico antipatico o cosa? Non saprei – nessuno dei due forse. Affascinante, grandioso, ti prende con le parole e ti fa sentire i piatti che descrive (merito di Gagnaire?) in modo quasi fisico . Il suo fascino sta nell’eccesso, nell’accumulazione di parole che accompagnano e sovrastano le sue descrizioni di episodi piatti cotture sapori ambienti ingredienti – e vorresti essere lì a pranzare con lui.

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A tavola con… MURIEL BARBERY

4 August 2009 - Commenti (2) »

Una pagina di Estasi culinarie, il primo romanzo di Muriel Barbery, autrice francese de L’eleganza del riccio. Parlerò di entrambi i volumi in un prossimo post: per ora voglio trascrivere una paginetta del romanzo (pubblicato l’anno scorso dalle edizioni e/o). Il protagonista, un critico gastronomico sul letto di morte, ricorda le sensazioni provate da ragazzino mangiando sardine alla griglia.

Nella carne del pesce alla griglia, dallo sgombro più umile al salmone più raffinato, c’è qualcosa che sfugge alla cultura. è così che gli uomini devono aver preso coscienza per la prima volta della loro umanità, imparando a cuocere il pesce, confrontandosi con quella materia che a contatto con il fuoco rivelava al contempo una purezza e una selvatichezza intrinseche. Dire che questa carne è delicata, che ha un gusto sottile ed esuberante insieme, che solletica le gengive in un incontro di forza e dolcezza, dire che il lieve amarognolo della pelle grigliata, unito all’estrema tenerezza dei tessuti compatti, solidali e corposi, riversa in bocca il sapore dell’altrove e rende la sardina alla griglia un’apoteosi culinaria, dire tutto questo equivale né più né meno a evocare le virtù soporifere dell’oppio. L’elemento decisivo, infatti, non è la delicatezza né la dolcezza, non è la forza né la tenerezza, ma la selvatichezza. Bisogna essere anime forti per affrontare quel gusto che cela in sé, con estrema precisione, la brutaltà primitiva al cui contatto si forgia la nostra umanità. Bisogna anche essere anime pure, capaci di masticare con vigore escludendo ogni altro alimento: disdegnavo le patate e il burro salato che mia nonna mi metteva accanto al piatto e divoravo senza sosta brandelli di pesce.

La carne è virile, vigorosa, il pesce è strano e crudele. Viene da un altro mondo, da un mare misterioso che non si svelerà mai; dimostra l’assoluta relatività della nostra esistenza, eppure si concede a noi nell’effimera rivelazione di territori sconosciuti. Degustavo quelle sardine alla griglia come un autistico che in quel momento niente poteva turbare, e sapevo che a rendermi uomo era proprio lo straordinario confronto con una sensazione venuta da altrove, una sensazione da cui per contrasto apprendevo la mia essenza di uomo. Oh mare infinito, crudele, primitivo e raffinato, con le nostre bocche azzanniamo avidi i prodotti della tua misteriosa attività. La sardina alla griglia mi avvolgeva il palato con il suo aroma immediato ed esotico; a ogni boccone io diventavo adulto e, mentre le ceneri marine di quella pelle squamata mi carezzavano la lingua, io mi elevavo.

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CIBVS per la mente

3 August 2009 - Commenti »

“Il mio animale preferito è la bistecca.”

Fran Lebowitz

CIBVS comicvs

3 August 2009 - Commenti »

COME FARE LA TORTA ROVESCIATA
COME FARE LA TORTA ROVESCIATA

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